
Perché non ha più senso parlare di riabilitazione pelvi-perineale? In ogni approccio valutativo funzionale consideriamo sempre e comunque le pressioni addominali e l’impatto che queste hanno a livello di pavimento pelvico e di organi pelvici (es. manovra di Valsalva nell’ incontinenza da sforzo). Ma quindi perché non prendiamo mai in considerazione l’impatto che può avere un connettivo lasso addominale nel reclutamento del m. Traverso dell’addome, mentre proponiamo esercizi terapeutici specifici in stazione eretta per il pavimento pelvico? Perché ci ostiniamo a parlare di postura, senza considerare come questa impatta nella distribuzione del carico a livello degli organi pelvici? Perché ci occupiamo di addome solo quando siamo in presenza di una Diastasi Addominale, e spesso con metodi alquanto discutibili?
Personalmente credo che nella “valigia di strumenti” del fisioterapista sia imprescindibile una formazione specifica che integri la conoscenza dei metodi riabilitativi più efficaci alle nuove evidenza scientifiche a disposizione, senza dimenticare che viviamo in un momento storico in cui abbiamo a disposizione Terapie Fisiche estremamente efficaci che ci consentono di lavorare su tessuti finora dimenticati (vedi il tessuto connettivo, considerato per anni tessuto di riempimento..)
Ecco quindi che:
- Ha senso unire tecniche di fisioestetica dermatofunzionale alla riabilitazione della diastasi tramite esercizio terapeutico,
- Ha senso lavorare sulla sincronizzazione diaframmatica mentre rinforziamo il connettivo tramite terapie fisiche con protocolli specifici per i prolassi di grado lieve
- Ha senso buttare dalla finestra pesi, pesini e pesetti di Kegel che rinforzeranno la muscolatura, ma indebolendo il sistema di sostegno connettivale a cui i muscoli sono ancorati
- Ha senso pensare ad una riabilitazione meno invasiva e più tecnologica, rispettosa dell’intimità dei Pazienti, non effettuata in posizione litotomica ma strutturata funzionalmente nei contesti quotidiani più difficili in cui si manifesta la disfunzione che stiamo trattando.
- E l’elenco sarebbe ancora lungo..
Si rende quindi necessario un approccio globale non soltanto in termini di ragionamento clinico sulla causa della problematica che porta in studio il Paziente, ma anche in termini di conoscenze, competenze e tecniche che possiamo mettere in campo per la soluzione del problema.
Nella mia pratica clinica quotidiana pertanto andremo ad unire:
- La Fisioterapia Ecoguidata alla Valutazione Funzionale e all’esecuzione dell’Esercizio Terapeutico
- La Fisioestetica Dermatofunzionale al trattamento delle disfunzioni di origine connettivale (cicatrici, diastasi, miofasciali ecc)
- Le Terapie Fisiche all’esecuzione dell’Esercizio Terapeutico, alla Terapia Manuale, alle Tecniche Miofasciali
Ma, sopra a tutto, mi propongo di applicare un ragionamento clinico che tenga conto non solo della disfunzione specifica, ma anche:
- delle problematiche a monte che l’hanno causata
- come questa influenzi gli altri distretti corporei
- come questa impatti sullo stile di vita del Paziente
- come viene gestita nel quotidiano
In una parola, un approccio globale.. che sia soluzioni altrettanto globali al problema per cui mi si è rivolto il Paziente.